Emilio Fontana
La Malintesa
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(1894-1986)
Inizia giovanissimo, nel 1906, il suo apprendistato presso una ditta di decorazioni a Treviso, dove rimarrà fino al 1911. Nel frattempo frequenta la scuola serale di disegno. Non gli sarà invece possibile più tardi frequentare, come desiderato, i corsi all'Accademia di Brera di Milano, a causa dell'avvento del conflitto del 15 -18. Dal 1911 è la sua collaborazione con il pittore Gobbis di Motta per il palazzo dell'architetto Rupolo da Caneva di Sacile. Lavora successivamente nelle chiese di Fossalta di Portogruaro, S.Michele al Tagliamento, Piavon e Castel San Giovanni di Maniago. L'attività figurativa di edifici sacri costituisce una parte fondamentale del suo percorso artistico lavorativo che si sviluppa, dopo la Prima Guerra Mondiale, col sodalizio con il pittore Giovanni Zanzotto: negli anni che vanno dal 1919 al 1924 i due artisti (tra i quali esiste una solida amicizia) ed eseguono commissioni a Soligo, Rolle, Campo Bernardo. Fontana sarà impegnato,negli anni successivi, nelle chiese di Rolle, Campea, Valmareno, Farrò, Miane, Mosnigo, Sernaglia, Soligo e Solighetto. In quest'ultima si hanno gli interventi più significativi. Sua è la decorazione interna delle pareti, delle colonne in finto marmo, della cupola, e la realizzazione della fascia che percorre in alto l'intero perimetro dell'edificio ricordando le frasi di un inno in latino alla Vergine (all'Immacolata Concezione di Maria Santissima è infatti dedicata questa parrocchiale). Ma gli incarichi che riceve riguardano anche palazzi: nel 1925 è a Bengasi, in Libia, insieme a Zanzotto, per decorare ed affrescare, su bozzetti di Guido Cadorin, i saloni del municipio. Da '44 è poi impegnato nella decorazione e tinteggiatura dei palazzi dei conti Brandolini e del Castelletto del conte Arrivabene di Follina. Gli stessi Brandolini e la contessa Arrivabene si affidano a lui per un parere quando vogliono modificare qualche elemento ornamentale d'arredo. A questa attività si affianca poi la collaborazione con il fratello Attilio (si veda la biografia di questi ). Però, per poter mantenere la moglie Palmira Canori (conosciuta a Brescia durante il servizio militare e sposata nel 1921) e di sei figli deve adattarsi a fare anche l'imbianchino: le richieste maggiori arrivano nel periodo pasquale quando la gente tinteggia le pareti delle cucine. L'insegnamento consente di ovviare solo in parte alle difficoltà economiche poiché le paghe non sono certo alte, soprattutto nei primi anni, ma questa esperienza è sicuramente fonte di soddisfazione per Emilio che è professore di disegno per diversi anni al Collegio "Balbi Valier " e per 15 al Collegio "S. Giuseppe" di Follina; lavora dieci anni anche nei corsi complementari per apprendisti di Pieve di Soligo; poi è alla Scuola serale di Pieve. Proprio per l'impegno come artista ed educatore, riceve nel 1976 la Medaglia d'oro dal Comune "al merito artistico ed educativo", che si aggiunge il titolo di Cavaliere della Repubblica del' 61 e a quello di Cavaliere di Vittorio Veneto. Davvero notevole e continuo è stato il suo ruolo all'interno della comunità: è per una decina d'anni consigliere comunale, assessore e, per una breve parentesi, vice sindaco; contribuisce alla nascita dell'associazione filarmonica La Malintesa di Solighetto dove per anni è attore, regista, truccatore scenografo; collabora in maniera instancabile nelle iniziative della parrocchia. Nonostante tale ricchezza di impegni ed interessi - ai quali va aggiunta la passione della musica, coltivata suonando il bombardino e la chitarra prima nella la banda musicale di Solighetto, poi in quella di Pieve - Emilio Fontana è riuscito a dedicarsi con vera devozione alla pittura per tutta la sua vita, studiando l'arte del passato attraverso i libri e non stancandosi mai di apprendere da quella grande maestra che è la natura.
La compagnia si forma negli anni ' 20 ma riceve un nome solo più tardi. Una sera infatti nasce una discussione piuttosto animata tra gli attori ed Emilio Fontana, con altri amici, suggerisce di chiamarla "La Malintesa". Il periodo più fortunato di attività si ha negli anni  ' 50 con la collaborazione di Antonio Bottari (autore anche di note commedie). Si presentano commedie operette per le quali vengono acquistati costumi di seconda mano dal teatro La Fenice di Venezia. Fontana, oltre ad essere attore regista e truccatore, realizza accurate scenografie. Non è un'esperienza nuova per l'artista che già durante il servizio militare a Brescia aveva ricevuto diversi incarichi per l'esecuzione di scenari teatrali. Peccato che questi pannelli, molto ammirati del pubblico, siano andati perduti. Rimangono però le decorazioni del piccolo teatro del paese; le figure di maschere che campeggiano sulle pareti e i motivi ornamentali del soffitto sono tutt'oggi perfettamente conservati, segno della perizia con cui il pittore sapeva scegliere prodotti, qualsiasi lavoro dovesse effettuare.
Stemma dei Fontana
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Opera di Emilio Fontana